L’Enterprise Cloud di Nutanix che supera l’iperconvergenza

Appena inserita tra i leader del primo Magic Quadrant di Gartner dedicato alle infrastrutture iperconvergenti, Nutanix prosegue nel processo di astrazione dello stack infrastrutturale, aggiungendo alla "base" di iperconvergenza, un hypervisor nativo, automazione applicativa e gestione multi Cloud

Enterprise Cloud
© Verticalarray | Dreamstime Stock Photos

A 10 anni dalla sua costituzione, Nutanix si presenta sul mercato come una realtà di riferimento, grazie a un approccio tecnologico distintivo che coniuga infrastrutture iperconvergenti, un modello che estende il concetto di “software defined” a tutti i layer dell’infrastruttura e l’utilizzo del Cloud nelle sue diverse forme.

Il primo Magic Quadrant  di Gartner dedicato in modo specifico alle Hyperconverged Infrastructure e rilasciato il 6 febbraio del 2018 colloca Nutanix tra i leader.

Il “messaggio” dell’azienda di software è però cambiato negli ultimi due anni, in accordo allo sviluppo tecnologico delle sue soluzioni e della sua offerta.

“Oggi  l’iperconvergenza, che ha rappresentato la fase iniziale di Nutanix, la consideriamo solo una tecnologia abilitante per il nostro modello di Enterprise Cloud – sottolinea Alberto Filisetti, country manager di Nutanix in Italia -. Abbiamo continuato a innovare con l’obiettivo di ripensare l’intero stack dell’infrastruttura, in base a una logica diversa, che metta insieme networking, storage, storage network e capacità di elaborazione e ne consenta la gestione complessiva via software. Tutto ciò con la possibilità di sfruttare i vantaggi del cloud in termini di time-to-market, scalabilità e affidabilità”.

Alberto Filisetti
country manager di Nutanix Italia

Il modello di Enterprise Cloud

Nutanix offre un percorso per superare la separazione dei blocchi in cui è tradizionalmente suddivisa l’infrastruttura. Si tratta di un approccio che spinge in avanti il processo di astrazione logica delle risorse hardware, avviatosi quando le prime tecnologie di virtualizzazione permisero di superare il vincolo che richiedeva l’allocazione di un server fisico per ogni applicazione.

La possibilità di assegnare le applicazioni a server virtuali non ha, però, eliminato le esigenze di configurazione della componente hardware sottostante, come sottolinea Matteo Uva, channel director di Nutanix Italia.

“Nel 2008 Nutanix nasce con l’obiettivo di modificare l’infrastruttura sottostante – precisa Uva – con un approccio che estenda il concetto di virtualizzazione. Il primo passaggio è stato di integrare in un unico blocco le componenti hardware server, storage e di data protection per creare un’infrastruttura iperconvergente governata da un unico strato software in grado di creare servizi virtualizzati ed eliminare la complessità gestionale. A questo blocco, nel corso del tempo, abbiamo aggiunto una serie di nuovi layer”.

I livelli che definiscono il “sistema operativo” per l’Enterprise Cloud di Nutanix

I layer dell’approccio Nutanix

Il nuovo stack, che definisce quello che Nutanix chiama Enterprise Cloud OS, prevede l’iperconvergenza come uno solo dei blocchi che lo compongono. Prism è l’interfaccia di gestione dell’interno stack, con cui Nutanix fornisce accesso semplificato e automatizzato a tutte le funzionalità rese disponibili.

“Oggi Nutanix – afferma Filisetti – mette a disposizione un unico strato hardware e software in grado di creare data center virtuali, semplificando l’infrastruttura e risultando invisibile per le applicazioni ovvero per il business dei clienti. La componente di iperconvergenza si appoggia su hardware “commodity”  di fornitori anche differenti”.

A tale riguardo Nutanix ha stabilito partnership OEM con Dell EMC e con Lenovo e ha realizzato accordi con Cisco, HPE, IBM (per la piattaforma p-Series) e Crystal per certificare il proprio software sui loro sistemi hardware iperconvergenti.

Nutanix ha rafforzato lo stack anche verso il basso estendendo e migliorando le componenti di orchestrazione e sicurezza del networking e introducendo la micro segmentazione. Tramite l’interfaccia Prism è, dunque, possibile tenere sotto controllo anche la parte di networking.

Virtualizzazione nativa

Nutanix, sopra al layer di iperconvergenza, mette a disposizione uno strato di virtualizzazione nativa tramite un proprio hypervisor chiamato Acropolis Hypervisor (in sigla AHV) sicuro, ad alte prestazioni, con gestione integrata e licenza gratuita.

Il progetto AHV è stato sviluppato sulla base dell’hypervisor open source  KVM a cui Nutanix ha aggiunto una serie di funzionalità, come alta disponibilità e disaster recovery, e garantendone il supporto. AHV viene gestito tramite Prism, l’interfaccia di gestione comune di Nutanix.

“L’hypervisor AHV – continua Filisetti – è nativo nel nostro ambiente operativo di Enterprise Cloud, è integrato con il resto dello stack e non prevede alcun costo di licenza. Il nostro obiettivo non è di competere con i fornitori di altri hypervisor ma di offrire ai nostri clienti una scelta aggiuntiva;  loro hanno la possibilità di installare l’hypervisor che vogliono. A oggi, circa il 30% delle aziende che scelgono le nostre soluzioni decidono di utilizzare Acropolis Hypervisor”.

Automazione applicativa e gestione multi-cloud

Un ulteriore layer fornito da Nutanix prevede la gestione e automazione applicativa, che contribuisce ad aumentare il livello di astrazione rispetto all’infrastruttura.

Grazie all’acquisizione nel 2016 di Calm e dell’omonima tecnologia, è stato integrata in Prism anche la possibilità di orchestrare il provisioning, la scalabilità e la gestione delle applicazioni attraverso molteplici ambienti da un’unica console di amministrazione.

Questa caratteristica consente di definire il ciclo di vita delle applicazioni, inclusa la fase di deployment e di orchestrazione, in tempi più rapidi e modo più semplice.

Continuando a salire nello stack troviamo la componente di Multi-cloud management che permette di gestire molteplici infrastrutture Cloud.

“L’obiettivo di Nutanix resta quello di restare completamente laici e trasparenti nei confronti del Cloud – precisa Filisetti -. Noi mettiamo a disposizione l’integrazione Cloud in modo nativo all’interno del nostro ambiente operativo Enterprise Cloud con la possibilità di estendere l’interoperabilità tra Private Cloud e Distributed Cloud, in una modalità al 100% basata su software, che supporta molteplici piattaforme e permette di effettuare l’installazione e l’upgrade con un solo click”.

Il passaggio successivo è di estendere l’integrazione anche al Public Cloud e Nutanix sta intraprendendo azioni in tal senso come il rilascio del servizio di disaster recovery Xi Cloud Services sull’infrastruttura Nutanix.

Nutanix Prism abilita la gestione unificata di Private Cloud e Distributed Cloud

 

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