Partire in quarta con l’Industria 4.0

Una ricerca dell'Osservatorio Industria 4.0 del Politecnico di Milano delinea lo scenario di prontezza delle aziende italiane verso le tecnologie smart e gli ambiti in cui si stanno focalizzando i progetti. La ricerca descrive uno scenario in crescita, in cui oltre il 50% delle aziende italiane sta già approfittando degli incentivi statali

Smart industry
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Lo scenario imprenditoriale italiano degli ultimi anni si dimostra finalmente ricettivo alle politiche di sviluppo economico del Paese in tema di Industria 4.0.

Si assiste, infatti, a un progressivo orientamento delle politiche manageriali all’integrazione di applicazioni 4.0 con l’obiettivo di convertirsi a un modello di business più produttivo e competitivo.

L’adeguamento alle tecnologie pilota della quarta rivoluzione industriale, tra cui spiccano per importanza Industrial Internet of Things e Analytics, è agevolato dalle manovre del governo italiano.

Secondo la ricerca dell’Osservatorio Industria 4.0 del Politecnico di Milano, che ha coinvolto un campione di 236 imprese manifatturiere italiane, già il 50% avrebbe approfittato del Piano Nazionale Industria 4.0, entrato in vigore nel 2017 e conosciuto dal 92% del campione, che prevede super e iper-ammortamenti.

Solo il 2,5% delle imprese italiane ancora non sa cosa sia l’Industria 4.0

La prospettiva di miglioramento dell’efficienza aziendale è accolta con uno spettro eterogeneo di reazioni, con picchi di entusiasmo e relativi investimenti fino a 3 milioni di euro da parte di alcune aziende, ma anche inerzia al cambiamento per alcuni profili PMI.

I progetti 4.0 in Italia

Il valore complessivo del mercato italiano dell’Industry 4.0 nel 2017 viene stimato in 2,3 miliardi di Euro, con una crescita del 30% rispetto al 2016.

Di questi, l’84% è legato a progetti indirizzati ad aziende italiane mentre il restante 16% trova la strada dell’export.

I progetti 4.0 in Italia sono per il 60% legati al tema dell’Industrial IoT che genera 1,3 miliardi di Euro. Seguono i progetti di Industrial analytics e di Cloud manufacturing che valgono, rispettivamente, 410 e 200 milioni di Euro.

I relativi servizi di consulenza generano un giro di affari nel 2017 di 200 milioni di Euro.

Il mercato dei progetti 4.0 in Italia nel 2017 (Fonte: Osservatorio Industria 4.0 del Politecnico di Milano)

I tassi di crescita delle smart technology rispetto al 2016 sono molto significativi, come è da aspettarsi in un mercato ancora nella sua fase iniziale. Rispetto al 2016 la crescita in valore per Industrial analytics, Industrial IoT  e Cloud manufacturing è, rispettivamente, del 25%, 30% e 35%

Sono quasi 900 le applicazioni 4.0 dichiarate dalle 236 imprese analizzate, per una media di 3,7 applicazioni adottate per ciascuna, distribuite nelle tre aree dei processi aziendali: Smart Lifecycle (sviluppo prodotto, gestione del ciclo di vita e gestione dei fornitori), Smart Supply Chain (pianificazione dei flussi fisici e finanziari) e Smart Factory (produzione, logistica, manutenzione, qualità, sicurezza e rispetto norme).

Tra questi lo Smart Factory è l’ambito di applicazione prevalente. E’ qui che si concentra il 34% dei progetti Industrial IoT e il 39% di quelli legati alla Human Machine Interface (HMI).

Gli ambiti applicativi delle tecnologie 4.0 (fonte: Osservatorio Industria 4.0 del Politecnico di Milano)

L’approccio delle PMI

Alle PMI che desiderano sfruttare le nuove opportunità di business e che vogliono capire il loro stato di predisposizione per affrontare le sfide dell’Industry 4.0, si indirizza Dreamy (Digital REadiness Assessment MaturitY model), un modello realizzato in collaborazione con la School of Management del Politecnico di Milano per valutare il il livello di maturità digitale dei processi aziendali, condizione indispensabile abilitante per i cambiamento.

Digital readiness (Fonte: Osservatorio Industria 4.0 del Politecnico di Milano)

Le PMI rispondono all’esigenza di trasformazione digitale dei processi in modi differenti.

Si va da quelle Impassibili che ignorano le spinte in atto, a quelle Lente che hanno capito il potenziale legato alla trasformazione digitale ma sono ancora riluttanti a intraprendere il percorso, alle aziende Attive in cui la trasformazione digitale ha preso il via ma richiede ancora competenze interne fino agli Imitatori che restano in attesa di osservare le esperienze di aziende simili a loro.

“Le PMI sono ormai consapevoli che il digitale rappresenti una priorità competitiva, ma non sempre riescono a sfruttarne appieno tutte le potenzialità – sostiene Giovanni Miragliotta, Direttore dell’Osservatorio Industria 4.0 -. Definire e attuare un programma di trasformazione digitale richiede competenze manageriali e finanziarie che spesso mancano nelle realtà meno strutturate e infatti le risorse finanziarie rappresentano una barriera per il 34% delle PMI, contro appena il 17% delle grandi imprese. In questo contesto, diventa fondamentale il ruolo di fornitori, università, agenzie per il lavoro e associazioni territoriali, che possono fornire le competenze necessarie e accompagnare le PMI nei primi passi verso la digitalizzazione”.

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