Open Cloud: la via per lo sviluppo secondo OVH

Dionigi Faccenda, cloud manager di OVH, spiega le ragioni per cui le aziende che vogliono sviluppare il loro business senza crearsi alcun vincolo dovrebbero indirizzarsi verso un modello open cloud,

Dionigi Faccenda, Sales Cloud Manager Italy & Spain di OVH

Il Cloud è ormai un modello consolidato che offre un ampio ventaglio di opportunità per conseguire vantaggio competitivo. Non a caso, nel 2017 la Commissione europea ha definito il cloud una “leva strategica per la crescita”.

Ad alimentare ulteriormente tale sviluppo concorrono gli ultimi trend legati all’esigenza di gestione dei Big Data, alle tecnologie di machine learning, di intelligenza artificiale e alla progressiva migrazione dei sistemi legacy da parte delle aziende.

Per percorrere queste strade vanno prese decisioni strategiche, scegliendo roadmap, modelli e tecnologie che andranno “pesati” sulle specificità di business di ogni azienda e affidandosi a partner in grado di fornire l’infrastruttura cloud adeguata

Tra le aziende che propongono infrastrutture cloud, OVH è un hosting provider di livello globale che ha fatto del modello open cloud un aspetto distintivo.

Dionigi Faccenda, Sales Cloud Manager Italy & Spain di OVH, spiega il valore di questa scelta.

Quali sono gli aspetti distintivi della proposizione di OVH?

In OVH crediamo fermamente che le aziende debbano avere libertà di scelta quando si tratta di selezionare i propri fornitori di cloud, capacità di poterli cambiare o poter utilizzare applicazioni di diversi provider, nonché di scegliere dove archiviare i propri dati. Dobbiamo proteggere e preservare questa libertà. La nostra convinzione può essere riassunta in due parole: open cloud.

Cosa si intende per cloud “aperto”?

Il primo punto cruciale è rappresentato dalla reversibilità. Si può facilmente decidere di cambiare cloud o ogni nuovo servizio è vincolante? Quanto tempo occorre per fare una migrazione? Nel caso di una migrazione, bisogna ricreare l’infrastruttura da zero? È possibile esportare le applicazioni da un fornitore di servizi cloud a un altro?

In seconda battuta, vi è l’interoperabilità. È importante che le scelte tecnologiche di oggi non siano limitanti se si decide, per esempio, di integrare in futuro altri servizi applicativi, se si vuole fare comunicare tra loro componenti di fornitori diversi o si vogliono continuare a utilizzare sistemi legacy e creare un cloud ibrido.

Come affrontate il tema della sicurezza?

La protezione dei dati è un altro aspetto importante dell’open cloud è rappresentato da. Il cliente deve essere in grado di scegliere dove archiviarli ed essere informato sul quadro giuridico a cui saranno soggetti. Il cloud è troppo strategico per correre dei rischi quando si tratta di protezione dei dati. L’Europa è all’avanguardia in questo senso, e lo si è visto con il GDPR (Regolamento generale sulla protezione dei dati), che entrerà in vigore nel maggio 2018. Altre leggi europee sono in fase di elaborazione e stanno confermando l’Europa come un’area particolarmente attenta alla protezione.

Vi è un quarto aspetto importante nell’open cloud, ovvero il rispetto della proprietà intellettuale e in particolare dei diritti di proprietà sugli algoritmi utilizzati nell’intelligenza artificiale. Oggi la risposta è semplice: nulla può essere recuperato, occorre ricominciare da zero. Questo è il motivo per cui OVH sta lavorando a offerte “open” per intelligenza artificiale, che consentiranno di mantenere i diritti di proprietà intellettuale sul proprio lavoro e investimento.

Il Data Center di OVH

Qual è l’impegno di OVH nella creazione di un cloud aperto

Il cloud è di per sé un approccio che semplifica la condivisione delle risorse, ma viene declinato dai differenti vendor in versioni diverse, tipicamente sulla base delle tecnologie adottate. Gli ostacoli possono essere affrontati con successo solo ricorrendo alla massima apertura e all’adozione di standard condivisi.

Per OVH, essere “open” non si limita all’offerta di open source. Openness significa essere in grado di offrire le tecnologie via via necessarie, sia che si tratti di open source o di standard di settore. Il nostro impegno non riguarda, infatti, solo i componenti tecnologic,i ma anche la regolamentazione del mercato.  Secondo OVH, l’apertura consiste anche nel fatto di lavorare quotidianamente con alcuni concorrenti e/o partner per aiutare i decisori (europei) ad adottare un quadro normativo adeguato alle esigenze dei clienti.

Può parlarci del progetto The Open Cloud Foundation?

Esistono già diversi organismi di standardizzazione nell’universo cloud, ma sono fortemente specializzati in un particolare ambito come, per esempio, OW2 Consortium, OpenStack Foundation o Cloud Native Computing Foundation. Al momento, nessuno di questi è in grado di affrontare tutte le sfide del cloud, né di offrirne una visione completa.

Le aziende devono essere in grado di concentrarsi sullo sviluppo delle applicazioni senza incertezze e vincoli tecnologici, ma soprattutto non devono perdere di vista il proprio core business.

Questo è il motivo per cui pensiamo di dover creare una struttura polivalente, che sia in grado di supportare le organizzazioni su problematiche specifiche. Per raggiungere questo obiettivo, abbiamo lavorato a lungo con 20 diverse organizzazioni che rappresentano il cloud. Insieme avvieremo un’organizzazione globale: The Open Cloud Foundation che si concentrerà su quattro aspetti fondamentali, essenziali per un vero open cloud: reversibilità, interoperabilità, protezione dei dati e rispetto dei diritti di proprietà intellettuale. Prevediamo di essere totalmente operativi entro il primo trimestre del 2018.

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