NFV: la virtualizzazione delle funzioni di rete che cambia le regole del gioco

Timo Jokiaho, head of telco technology office, Red Hat EMEA illustra i risultati ottenuti con i Communication Service Provider europei nei progetti di virtualizzazione delle funzioni di rete basati su OpenStack e descrive gli sviluppi tecnologici futuri

Timo Jokiaho, head of telco technology office, Red Hat EMEA

La virtualizzazione delle funzioni di rete, in sigla NFV (Network Functions Virtualization) è una soluzione software che permette ai fornitori di servizi di comunicazione (CSP, Communications Service Provider) di rivedere l’approccio basato su hardware proprietario, coniugando la virtualizzazione avanzata delle funzioni di rete con le funzionalità di automazione delle piattaforme di cloud computing.

Red Hat ha sviluppato una soluzione NFV open source e basata su standard, che fornisce un contributo ai progetti OpenStack, KVM e DPDK ed è ulteriormente consolidata da un ampio ecosistema di partner certificati.

Timo Jokiaho, head of Telco technology office, Red Hat EMEA, illustra i progetti in corso con gli operatori europei e i prossimi sviluppi a carattere tecnologico.

Può darci una breve panoramica dei progetti di virtualizzazione di rilievo che Red Hat sta sviluppando con operatori europei?

Stiamo lavorando su un certo numero di progetti di virtualizzazione con operatori europei, tutti basati su OpenStack. Alcune delle attività più interessanti comprendono: il supporto di Altice Group nello sviluppo di una piattaforma NFV olistica che ha l’obiettivo di spostare l’80 percento del traffico mobile sulla piattaforma virtuale entro la fine dell’anno; abilitare il primo “core network” nativo per il cloud di Three UK, che deve essere estremamente scalabile per soddisfare le richieste di servizi dei clienti; il lavoro con Telefónica nel suo NFV Reference Lab volto a creare una piattaforma di Virtual Infrastructure Management (VIM).

Quanta importanza riveste il recente annuncio di collaborazione con Orange?

La caratteristica unica della collaborazione annunciata con Orange è la partnership ingegneristica “upstream”. Oltre ad aver implementato una NFVi basata sulla piattaforma Red Hat OpenStack in Orange, stiamo collaborando nelle comunità open per favorire lo sviluppo di funzionalità NFV in OpenStack. L’obiettivo è quello di allineare l’innovazione “upstream” con le esigenze di rete reali e passare da innovazione a produzione ancora più velocemente.

Come definirebbe l’approccio degli operatori alla virtualizzazione nel 2017?

Quest’anno la maggior parte degli operatori si è dedicata alla virtualizzazione di funzionalità fisiche avvalendosi di una piattaforma cloud, spesso OpenStack. Poiché l’infrastruttura di rete è mission critical, non possono assumrsi rischi che potrebbero compromettere l’elevata disponibilità e le prestazioni e, pertanto, questo primo step ha richiesto un po’ di tempo. Il prossimo passo, per il quale manca ancora qualche mese, sarà l’automazione della gestione delle reti virtuali, che verrà potenziata una volta che la tecnologia di orchestrazione NFV sarà pronta.

Cosa è cambiato negli ultimi 12 mesi?

In termini di sviluppo tecnico abbiamo fatto grandi passi nell’ultimo anno. La qualità, le prestazioni e la coerenza di VIM NFVI sono migliorate al punto che gli operatori oggi la considerano una piattaforma matura sulla quale sviluppare le loro funzioni virtuali. La gestione delle infrastrutture virtuali (VIM) è fondamentale per portare l’NFV fuori dai Proof of Concept e inserirlo in produzione poiché offre le API che connettono l’orchestratore NFV con le funzioni di rete.

Molto di tutto questo è avvenuto in OpenStack, che vanta una piattaforma che integra sia NFVi (l’ambiente runtime in cui la virtualizzazione avviene) e VIM (la gestione delle funzioni virtuali). Molti dei più recenti requisiti che stanno alimentando gli sviluppi in OpenStack arrivano dal settore NFV, e i progressi fatti in termini di VIM hanno dato agli operatori la fiducia per adottare tale tecnologia nelle reti.

Il posizionamento delle soluzioni di Red Hat all’interno della tecnologia di Network Funcrions Virtualization

Quali sono gli ostacoli che gli operatori devono superare per sfruttare al meglio la virtualizzazione ?

Stiamo lavorando per ridurre la complessità tecnica con lo sviluppo, per esempio, di nuovi strumenti in OpenStack. Tuttavia, per le Telco la sfida maggiore è capire come cultura e processi possono supportare al meglio la virtualizzazione. I nostri clienti ci dicono che per trarre il massimo vantaggio dall’NFV devono lavorare parecchio, per esempio con corsi di formazione per il personale sul modo in cui gestire un ambiente di rete virtuale.

Alcuni CSP stanno già facendo dei cambiamenti, ma molti sono ancora da affrontare. Spesso il cambiamento deve partire dai processi di “procurement” perché l’acquisto di una SDN/NFV è molto diverso da quello dell’hardware. Ma c’è una crescente consapevolezza che se i CSP non attuano tali cambiamenti, non potranno trarre il massimo vantaggio dai loro investimenti in NFV.

Che cosa potete fare per supportarli?

Red Hat svolge un ruolo sia a livello tecnico che organizzativo. Abbiamo ingegneri che scrivono codice per Red Hat OpenStack Platform per potenziarne l’abilità nella gestione della complessità. E abbiamo un programma di certificazione NFV per garantire l’interoperabilità con Red Hat OpenStack Platform.

In parallelo, suggeriamo agli operatori come prendere parte alle comunità open e contribuire più in generale al settore, così come a sfruttare l’open source e ottenere massimo valore per il loro business.

Quale lo sviluppo più degno di nota degli ultimi 12 mesi?

I risultati prodotti dai progetti open source di Management and orchestration (MANO), di cui fanno parte anche i progressi in ambito VIM. Poiché MANO sta alla base delle reti completamente automatizzate, il suo completamento sarà cruciale per gli sviluppi futuri.

Tra i progetti da evidenziare ci sono ONAP (Open Network Automation Programme) che ha raddoppiato i membri nei primi sei mesi dal lancio che integra i progetti Open ECOMP e Open-O come piattaforma di automazione per reti, infrastrutture e servizi.

Open Source Mano, un progetto ETSI-hosted per lo sviluppo di uno stack open source MANO ha presentato la prima demo a febbraio 2016 e ha recentemente annunciato Release THREE. Uno dei primi gruppi, Open Baton, un’architettura NFV MANO-compliant estensibile e personalizzabile, è oggi alla quarta release e si focalizza sull realizzazione di un sistema MANO flessibile in cui gli utenti possono integrare diverse parti dell’infrastruttura.

Citerei anche ManageIQ e Ansible, entrambi hanno il potenziale per divenire componenti chiave di MANO, per via delle loro capacità di automatizzare, ottimizzare, controllare e orchestrare servizi cloud e di virtualizzazione. Queste community sono sempre più impregnate nell’indirizzare i requisiti NFV.

Quali sono le vostre aspettative per il futuro?

Vediamo un futuro molto positivo per NFV dato che il lavoro che ci abbiamo dedicato sta iniziando a portare i suoi frutti e a generare reali opportunità. Con l’avvio di MANO, i vantaggi della piattaforma Red Hat OpenStack Platform in ambito NFV saranno più evidenti: oltre a essere una piattaforma di virtualizzazione metterà a a disposizione anche una piattaforma completa di cloud computing che i CSP potranno impiegare per automatizzare la gestione delle loro reti virtuali, scalando i servizi in modo dinamico. Stiamo lavorando affinché anche altre tecnologie Red Hat supportino le esigenze di automazione NFV, tra cui Red Hat OpenShift Container Platform e Red Hat Ansible Automation.

Come superate lo scetticismo?

Il processo di scolarizzazione è importante. Molti non sanno come OpenStack sia diversa da altre tecnologie che stanno utilizzando, come Red Hat Enterprise Linux o la loro attuale infrastruttura virtual machine-based, e necessitano di training. Noi offriamo formazione per aiutare le persone a superare timori e incomprensioni. Ci proponiamo anche di lavorare insieme sui Proof of concept. Quando le persone si trovano a loro agio con la tecnologia, lo scetticismo iniziale lascia spazio a comprensione, fiducia e interesse.

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